MADDALONI  - Si sposta presso la Procura di Perugia il processo sull’omicidio del boss Angelo Amoroso, conosciuto anche come mimuccio ‘o pazzariell...
 
 
o, avvenuto il 26 maggio del 2006 in piazza dell’emigrante davanti al cimitero di Cervino. La Suprema Corte ha demandato alla Corte di Appello di Perugia la decisione di valutare l’eventuale revisione del processo per ridiscutere la posizione di Andrea De Matteo, condannato in secondo grado alla pena dell’ergastolo, dopo una assoluzione in primo. Pochi gli elementi trapelati al momento circa le evoluzioni dell’inchiesta sul caso che potrebbero portare a uno stravolgimento...
 
 
degli esiti  processuali. Sicuramente determinanti le dichiarazioni rese in vario modo dall’esecutore materiale dell’omicidio Vincenzo Micillo, che sta scontando per questo processo 30 anni di carcere, che senza rivelare alcun altro dettaglio sul delitto ha sempre però smentito la partecipazione di De Matteo. Allo stesso modo stanno assumendo un peso le dichiarazioni degli esponenti del clan, non solo locale, che da dopo il 2006 hanno scelto di collaborare pentendosi. Insieme a Vincenzo Micillo e Andrea De Matteo fu condannato anche Nicola Martino alias ‘a pichescia, legato con un grado di parentela indiretto al boss ucciso, il cui ruolo all’interno dell’associazione criminale sarebbe dovuto cambiare proprio in funzione del delitto. Fu proprio lui infatti a decidere che Amoroso doveva essere ucciso per prendere nelle mani le redini del clan e poi ad autoaccusarsi, durante la collaborazione di giustizia, di essere il mandate del raid, rivelando i nomi dei due esecutori. Secondo ‘a pichescia De Matteo era alla guida della moto su cui viaggiava anche Micillo che esplose diversi colpi di pistola freddando Amoroso. A salvare in primo grado De Matteo con una assoluzione, poi ribaltata in appello, quando Martino non si era ancora pentito, fu invece una intercettazione in cui Antonio Farina, alias tonino ‘o biondo, l’altro boss pentito, affermava che fosse impossibile la partecipazione di De Matteo all’omicidio in quanto non ‘era capace di guidare una moto’ soprattutto in una circostanza di questo tipo. L’assassinio di Amoroso maturò nell’ambito dei contrasti silenziosi che da qualche anno si erano innescati nel clan in un clima di apparente tranquillità e avvenne nel pieno della campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco della città di Maddaloni. Nelle sue tasche furono rinvenuti anche degli assegni bancari riconducibili alla delicata fase delle elezioni.